Relax un …

“Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni”
“Siamo fatti di luce Divina”
“Siamo fatti con la materia che compone l’universo”
“Siamo fatti di energia”
“Siamo fatti di quanti di luce”
“Siamo fatti di entaglement”
“Siamo …” Alt, basta così!!! Concordo a pieno, avete ragione: “SIAMO FATTI e STRAFATTI” Punto.

Sbattiamo come ghiaccioli frantumati in uno shaker, tra once di insegnamenti di matrice religioso-moralistica, filosofia, fisica quantistica e sarcasmo gratuito, che sfociano in un coktail anonimo di sentimentalismo e positivismo dolciastro con note aspre di lime, utili a dare l’impressione di essere sul pezzo.

Mentre si sorseggia, si fissa un sguardo vacuo di rito sul fondo del vetro, ostentando la ricerca di una temporanea pace mentale e serigrafato sul bicchiere old fashioned, si intravede un “RELAX” in caratteri retrò.

Il “momento di ricerca di pace mentale”, per quel che mi riguarda, è il più gettonato in assoluto.

Il pensiero si muove a milioni di giri al secondo e non si ferma mai, nemmeno quando non ho nulla da fare: lui ruota su se stesso come un bastoncino per accendere il fuoco e scatena un incendio di nonsensi, fino ad ubriacarmi e farmi collassare. A quel punto, sogno solo che arrivi presto il momento stabilito dalla morale occidentale, per andare a dormire. Nel frattempo cerco (senza successo) di tenermi lontana da qualsiasi cosa commestibile o scrollabile.

Spesso mi viene in mente la clip del maestro Shifu (Kung Fu Panda n.d.r.) che ad occhi chiusi e gambe incorciate, circodanto dalla penombra delle candele, richiama con sempre più veemenza la “pace interiore”, che puntualmente se ne sbatte e non si manifesta.

Scrollo come una mentecatta a cercare quella clip. La trovo. Sorrido. Non mi fermo lì.

Il display rigurgita frasi in merito a quanto siamo meno umani di quello che crediamo, che la fisica quantistica ha dismostrato più e più volte che siamo fatti di energia, di quanti, di “entanglement”; ricordano, Einstein (che assimeme a Podolski e Rosen n.d.r.) ha aperto la porta a Bell con la non località e poi c’è la materia oscura e la particella di dio, Heisemberg con le sue indeterminazioni e Schroedinger col suo gatto paradossale…

Scrollo con sempre più disgusto finchè l’apatia incrocia il quadrante del mio orologio rigorosamente a lancette.

Sono passate ore, lancio il dispositivo sul divano con rabbia e fisso il vuoto.

La mia mente viaggia al limite della luce, Mr Albert con la sua Relatività mi si materializza davanti con le mani sui fianchi e mi guarda con disappunto:
– Fermati! Supera quel limite e la massa aumenta…. boom!

Rido di me stessa e dei miei stessi pensieri che mi prendono per il culo e collasso (ancora) al presente.

Collasso, esattamente perchè è nel collasso che viviamo!!

“Siamo fatti di energia”. Ammissibile.

Allora spiegami com’è che se, con tutta la coscienza risvegliata del mondo, mi mettessi a correre contro un muro, oltre alla neuro mi verrebbe a prendere anche il traumatologico? Com’è che non attraverso le pareti come fa il suono molesto del tosaerba la domenica mattina?

Perchè tutto collassa! Ecco perchè!

Forse mi metto nella posizione della solita vecchia acida, se dico che non riesco più a sentire sta storia del “siamo fatti con la materia che compone l’universo”, senza che la cosa non mi provochi una smorfia malcelato disgusto; sono stanca di sentire tanta supponenza da meditazione e candele profumate di paraffina e olii sintetici, in persone che non sanno nemmeno quello di cui stanno parlando.

In fisica ormai è stra dimostrato che l’energia, in qualsiasi forma la si pensi (matematica, onda, particella, stringa, biglie…) gioca a “un due tre STELLA”: non la osservi e si spande come un’onda, ti giri e si stabilizza come un punto solido.

Le teorie in merito sono molte e dimostrate, il web è pieno di informazioni, anche divulgative, che spiegano in maniera corretta ed efficace come stanno le cose ma ora mi concentro solo su due: la decoerenza e il collasso, perchè sembrano la descrizione esatta della mia quotidianità.

La decoerenza spiega che una forma d’onda (o particella) che si trova ad interagire termodianmicamente con l’immensità di energia che la circonda, ad un certo punto, sfolla, perdendo la sua coerenza quantistica e diventando “concreta”, massiccia, plumbea e ignoante, senza voltarsi mai indietro.

Mi trovo decoerente con me stessa quando penso che posso impegnare la mia energia cosmica per ore su quanto vorrei di nuovo il mare con gli stessi pesci che vedevo quando ero piccola… ma se, ad esempio, mi ostino a soffocare l’acqua con creme e olii solari che la ungono come una 6 cilindri, l’energia cosmica non farà altro che fregarsene e continuerà il suo corso nel creare un meraviglioso film unto e policromo sulle onde attorno a me, con tutte le conseguenze del caso.

Il collasso, invece si potrebbe tradurre con un dialogo così:
– Chi sei quando non ti vede nessuno?
– Sono il più immenso ed inimmaginambile casino che possa esistere! Infinite probabilità di essere.
– E se anche solo un essere ti guardasse?
– Mi impietrisco nella forma che vede la misurazione e mantengo questa realtà finchè un’energia più potente non mi fa sblazare via.
– E torni ad essere il casino di prima?
– Ma guarda, forse peggio perchè se ci si mette di mezzo anche quello stronzo di entanglement mi tocca pure reagire alla mia energia legata… lascia perdere, uno sbatti assurdo!!

Ed è esattamente così che funziona: sogno di diventare mille cose, mi piacerebbe saper cucinare, mi piacerebbe saper volare, mi piacerebbe capire cosa dice il commercialista quando mi parla… ma poi mi trovo davanti ad un fornello ed esce l’uovo sodo invece che alla coque anche se conto i minuti; il mio commercialista quando gli faccio delle domande piange perchè son cose che mi ha già spiegato mille volte e continuo a non capire un cazzo. L’aereo, il parapendio o la tuta alare: studio, soldi, esperienza, palestra.. non impossibile, per carità, ma altro che “entaglement”!!

Ricordo che una volta dicevo che mi sarebbe piaciuto vedere le stelle anche dal balone della mia città, durante le lunghe notti insonni. Ma i lampioni, le luci interferenti, lo smog, la frustrazione di pensare di non poter fare nulla; poi arriva un pirla quasiasi, che forse come me voleva vedere le stelle dal poggiolo di casa sua e, chi lo sa, magari osservando l’abatjour sul suo comodino, ha pensato che sarebbe bastato cambiare il design dei lampioni.
Si informa, ne parla, lavora, progetta e realizza una luce che proietta solo dove serve. Poi arriva una persona brava a parlare con i sindaci e le giunte comunali e porpone l’idea… e così via un fatto concreto, materico, solido, dopo l’altro e dal sogno alla realizzazione si ritorna alle notti insonni ma con qualche stellina in più. E menomale che qualcuno l’ha FATTO e non solo sognato come me!!

“Siamo fatti di quanti”? NO, i “quanti” li abbiamo inventati noi umani per descrivere una realtà fatta di TANTI piccoli atti concreti che anche quando non funzionano, ci fanno progredire nella direzione che scegliamo di percorrere.

Benn
1/4/2025

 

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